lunedì 23 aprile 2012
venerdì 20 aprile 2012
Il mio nome è Stefano Landroni ho avuto una bellissima Azienda , settore tessile creata nel 1978 da mio padre e mandata avanti insieme ad un socio fino alla metà degli anni novanta, quando io cresciuto ho rilevato la quota ed ho cercato di modernizzare un processo produttivo che era immutato da centinaia d'anni. Decennio splendido quello dei Novanta, ma qualcosa stava assumendo i contorni del mostro che ci stà digerendo lentamente l'Europeismo suicida stava nascendo, WTO, Shengen e globalizzazione si sono portati via prima il margine (guadagno) poi il reddito (fatturato) poi tutto il resto. Come molte altre piccole realtà imprenditoriali , avevo circa trenta dipendenti quando nel 2007 dopo cinque anni di agonia, ho dovuto chiudere la fabbrica tanto amata dal babbo e tanto agognata da me figlio di papà sicuramente ma anche figlio di una generazione poetica che credeva nel MADE IN IATLY e nel valore aggiunto del saper fare e della qualità produttiva a discapito della quantità. Negli anni passati avevamo raggiunto anche altre vette in termini di occupazione al massimo della nostra fulgida storia imprenditoriale avevamo creato un piccolo gruppo con oltre cento dipendenti, ma si sa niente è eterno.
Comunque torniamo al 2007 anno orribilis in cui le certezze di eterna crescita si sono infante contro una globalizzazione assassina una fiscalizzazione assurda ed una inutile corsa contro l'inquinamento, contro l'intransigenza dei sindacati i quali dettarno le regole, ed alla mia proprosta di salvare 15 dipendenti su trenta e tentare di continuare a rifinire tessuto di qualità, risposero “O TUTTI O NESSUNO”. Io che non avevo sopportato imposizioni di alcun genere da parte del mercato, dei concorrenti, dei clienti e dei fornitori, io che mal sopportoavo l'imposizione fiscale crescente, l'aumento sporporzionato dei costi ecologici ed energetici, io che vedevo come un accanimento i controlli da parte di istituzioni che arroganti si presentavano unicamente da chi come me lavorava regolarmente , e mai si azzardava ad intaccare l'equilibrio fiscale e finanziario nonché sociale dei nostri concorrenti asiatici. Io che agli ultimatum non credevo... risposi NESSUNO. Il giorno dopo la riunione con i sindacati misi in liquidazione la tanto amata azienda, e mi incamminai verso un destino incerto e faticosamente assurdo. All'epoca eravamo convinti che avrei potuto ricominciare, ancora non c'era stata la crisi dei subprim, non c'era un pericolo contagio da spread in salita, all'epoca e non parlo di decine di anni fa ma di appena cinque anni addietro la crisi era appena cominciata, i giornali locali imbeccati da certi sindacalisti avevano imperversato sulla mia inccomprensibile chiusura, ma col senno di poi avrei riso amaramente quando avrebbero dovuto scriverne moltissime altre di storie di fabbriche costrette a lasciare il campo, a licenziare personale , a liquidar proprietà e a concordare debiti. Oggi dopo varie esperienze lavorative mi ritrovo ad aver consumato quasi tutto il patrimonio per fare un concordato giusto, per pagare tutti i dipendenti e gran parte dei creditori, alle banche ho dovuto regalare molto per poterne sfruttare i servizzi anche in futuro, Gli investimenti mobiliari e finanziari si sono nel frattempo polverizzati, le imprese cominciate hanno consumato risorse e tempo senza portare nessun risultato. Sono ancora un uomo sul quale le istituzioni possono contare, posso ancora rendere in termini di contributi, posso ancora spendere il mio nome , ma prossimemente per fare la spesa dovrò svendere qualche riserva aurea tipo la bigiotteria di famiglia, i vizzi non esistono più, dobbiamo preservare ancora una parvenza di rispettabile appartenenza al ceto medio, ma stiamo scivolando sempre più verso il ceto più basso e verso la povertà. Tutto questo perchè mi domando io, perchè vedo i Cajenne sfrecciarmi accanto con al volante improbabili imprenditori asiatici, perchè vedo interminabvili ricchezze sperperate da uno stato che mi odia al punto da dissanguarmi senza nemmeno una parvenza di autorità, perchè dico io mi devo impoverire per non far fallire questo stato sanguinario che brucia ricchezza per ingurgitare tributi e ne chiede ancora senza uno straccio di contropartita...? La soluzione ad un massacro continuo della classe media, quella che ha dato TUTTO a questo stato, quella che ha pagato il dazio massimo quando l'Eurocretinaggine ci ha esposto alle tigri asiatiche con il WTO, quella stessa classe che combatte ogni giorno contro un fisco demente che ti impone la tassa sull'IVA, la tassa sull'OMBRA, la tassa sul presunto GUADAGNO, presunto da chi...??? La soluzione a questo stillicidio si intravede nel mollare la presa sul mondo, si scopre quanto potrebbe essere liberatrio un salto dal viadotto, si capisce quanto bello potrebbe essere addormentarsi con in corpo il tuo alcool preferito insieme a qualche panacea chimica, si percepisce quanto degna potrebbe essere la corda al collo che non sia marcata BCE ….insomma l'idea di togliersi da ogni impiccio senza pensare a chi poi ti piangerà, e sarebbero sicuramente pochi ma sono i tuoi familiari almeno loro si potrebbero disperare ancora di più dopo l'estremo gesto. Ed è per quato unico motivo, che non lo compio, perchè in fondo sarebbe un gesto sprecato, un piacere fatto a chi non vede l'ora di avere una eredità ancorchè sfrondata da TASSARE.
Rieccomi, ma neanche tanto felice di esserci ancora, di essere ancora in grado di pensare, di riflettere e di accanisrsi su un destino indefesso dal suo traguardo. Nel frattempo L'economia occidentale tutta non solo quella italiana alla faccia degli ANTICAV , si è autodistrutta con un macabro atto di autolesionismo quasi masochistico in nome del DIO PAREGGIO DEI CONTI....Non sò quanto resisteremo e sopratutto quanto resisterò, ma una cosa la sò, la intravedo nelle pieghe del fracasso che i media cercano di costruire attorno al fuoco che si stà formando sotto le ceneri della nostra bella utopia di società multiculturale, multiraziale e multifiscale. La gente il mitico TERZOSTATO si stuferà una volta per tutte e ricaccerà il mostro Europeo da qualsiasi inferno sia uscito L'enormità del mostro che abbiamo costruito intorno al DIO BILANCIO è la misura della nostra prossima sconfitta epocale e di civiltà, che creando un vuoto gigantesco di allettante facile appropriamento dei nuovi ricchi. Asiatici senza Dio , porterà alla nostra distruzione.
la civiltà millenaria che si è costruita sulla cultura , sull'arte ed anche necessariamente sull'ingegno militare e strategico, la nostra civiltà che ha combattuto e vinto contro gli assalti dei barbari periodicamente eccitati dal mito occidentale e sistematicamente distrutti nel loro intento invasivo, soccomberà non grazie ad un esercito ben addestrato, o ad una invasione violentemente aggressiva, no niente armi, niente violenze Attilatesche, soccomberemo perchè L'EUROPA CE LO CHIEDE, questo Moloch sfregiante e stupratore di se stesso ci chuiede sempre di più in tributi, non solo monetari, ma sopratutto in tributi identitari, sociali e libertari.
Nel nome del libero scambio, ci siamo uniti abbattendo le frontiere, una volta costruivamo muraglie a difesa dei confini dell'Impero, nel nome di un mercato GLOBALMENTE libero abbiamo permesso ai barbari di rubarci lavoro e ricchezza, nel nome del pareggio di bilancio ci siamo dati un governo bancario che inevitabilmente farà di tutto per sfinirci e da ultimo ci sobbarcheremo il nostro fallimento, come Nazione, come Cultura e come Civiltà.
la civiltà millenaria che si è costruita sulla cultura , sull'arte ed anche necessariamente sull'ingegno militare e strategico, la nostra civiltà che ha combattuto e vinto contro gli assalti dei barbari periodicamente eccitati dal mito occidentale e sistematicamente distrutti nel loro intento invasivo, soccomberà non grazie ad un esercito ben addestrato, o ad una invasione violentemente aggressiva, no niente armi, niente violenze Attilatesche, soccomberemo perchè L'EUROPA CE LO CHIEDE, questo Moloch sfregiante e stupratore di se stesso ci chuiede sempre di più in tributi, non solo monetari, ma sopratutto in tributi identitari, sociali e
