Sono passati esattamente trent'anni dal maledetto Marzo 1978, il tempo ha guarito certamente il dolore, almeno in parte, il ragazzo è diventato uomo, ha avuto esperienze varie, ha lavorato, ha amato, ha assaporato l'essenza della vita, quando osservava l'alba sul versante orientale del corno alle scale , oppure assistendo sbigottito alla forza del mare quando nelle Bonifaccesche fauci si divertiva asballotare la barca, tanto da far traballare sul serio la sensazione di immortalità che avvolge tutti i ventenni. La musica lo ha inebriato quando in p.zza S. croce il pifferaio magico trascinava orde di piccole creature sulle note di Burè, altra musica lo ha deliziato nei piccoli teatri di provincia, con la dolcezza del jazz, o negli stadi con la potenza del rock, o negli autodromi con il doloroso monotono e puzzolente circo motoristico.
La vita gli ha saputo dare tutto un lavoro da imprenditore, una bella gioventù appena sbruciacchiata quel tanto che basta ad avere qualche cazzata da raccontare ai figli per farsi grande, e per insegnare, tre figli che ha avuto la grazia di creare insieme alla sua donna di sempre.
Le difficoltà sono sempre state superate, la famiglia è sempre stata presente, ma ora si sta perdendo.
Il fratellino sfortunato non ha potuto assaporare niente di tutto ciò, e l'uomo che sarebbe diventato non può che tremare davanti al fratello che u9omo lo è , e che vorrebbe non esserlo mai stato.
Il dubbio assilla, il dolore riaffiora, la rabbia scuote i nervi e la mente non si adagia, in nessuno dei piaceri della vita, è la vita che non è un piacere.
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